Ci sono cose che comprendiamo attraverso il ragionamento.
E altre che, prima ancora di riuscire a spiegarle, sentiamo.
Un’immagine che ci colpisce. Un sogno che continua a tornare. Una carta dei Tarocchi nella quale riconosciamo qualcosa di noi. Un simbolo astrologico che sembra dare un nome a una dinamica che conoscevamo da tempo, ma che non eravamo mai riusciti a mettere bene a fuoco.
È il territorio del simbolo.
Astrologia e Tarocchi sono antichi linguaggi simbolici che possono aiutarci a osservare noi stessi da una prospettiva diversa.
Non strumenti per predire un futuro già scritto, ma chiavi di lettura attraverso cui esplorare ciò che accade dentro di noi: i nostri cicli, le nostre risorse, le nostre contraddizioni, gli schemi che tendiamo a ripetere e i passaggi di trasformazione che stiamo attraversando.
Ma perché utilizzare proprio dei simboli?
Il simbolo dice più di ciò che mostra
La parola simbolo deriva dal greco sýmbolon, termine collegato all’idea di mettere insieme, congiungere.
Ed è proprio questa una delle caratteristiche più interessanti del linguaggio simbolico: un simbolo mette in relazione dimensioni differenti.
Un’immagine concreta può rimandare a un’esperienza interiore.
Un viaggio può parlare di trasformazione.
Una montagna può evocare una sfida, un limite, un’ascesa.
Un bosco può diventare smarrimento, ricerca, mistero, rifugio o incontro con ciò che ancora non conosciamo di noi stessi.
Il simbolo, quindi, non possiede necessariamente un solo significato.
A differenza di un segnale, che tende a comunicare qualcosa di preciso e condiviso, il simbolo apre un campo di significati.
Ed è proprio questa apertura a renderlo interessante nel lavoro introspettivo.
Non ci dice semplicemente cosa dobbiamo pensare.
Ci invita a domandarci:
“Che cosa significa per me?”
Jung e il simbolo come ponte tra conscio e inconscio
Il linguaggio simbolico occupa un posto centrale nel pensiero dello psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, fondatore della psicologia analitica.
Per Jung, la psiche non coincide con ciò di cui siamo consapevoli.
Una parte importante della nostra vita interiore appartiene all’inconscio e può manifestarsi attraverso immagini, sogni, fantasie, miti e simboli.
Il simbolo assume allora una funzione fondamentale: può diventare un ponte tra ciò che conosciamo di noi stessi e ciò che ancora non riusciamo pienamente a riconoscere o formulare.
Questo significa che un’immagine simbolica può permetterci di avvicinare qualcosa prima ancora di riuscire a definirlo razionalmente.
Non perché il simbolo contenga magicamente una risposta nascosta.
Ma perché può attivare associazioni, emozioni, ricordi e intuizioni.
Di fronte allo stesso simbolo, due persone possono infatti riconoscere cose completamente diverse.
Ed è proprio ciò che emerge da quell’incontro a diventare materiale di esplorazione.
Quando la razionalità non basta
La mente razionale è uno strumento fondamentale.
Analizza, confronta, organizza, interpreta.
Ma a volte può anche portarci a percorrere continuamente gli stessi circuiti.
Pensiamo e ripensiamo a una situazione.
Costruiamo spiegazioni.
Facciamo liste di pro e contro.
Cerchiamo di capire perché continuiamo a comportarci in un certo modo.
Eppure qualcosa continua a sfuggirci.
Il linguaggio simbolico introduce un elemento differente perché non procede necessariamente in modo lineare.
Un’immagine può creare un’associazione inattesa.
Una carta può farci formulare una domanda che non ci eravamo mai posti.
Una configurazione astrologica può offrirci una metafora attraverso cui rileggere un conflitto.
Il simbolo non elimina la razionalità e non dovrebbe sostituirla.
La affianca, aprendo un’altra via di accesso all’esperienza.
In questo senso, più che “bypassare” completamente la mente razionale, possiamo dire che il simbolo permette di allentare temporaneamente alcuni dei suoi filtri abituali, lasciando emergere altre connessioni.
Archetipi: immagini che attraversano l’esperienza umana
Un altro concetto fondamentale nella psicologia di Jung è quello di archetipo.
Gli archetipi possono essere intesi come strutture o motivi profondi che ritornano nelle immagini, nei miti, nelle narrazioni e nelle esperienze umane.
La Madre.
L’Eroe.
L’Ombra.
Il Vecchio Saggio.
La Morte e la Rinascita.
Il Viaggio.
La Soglia.
Non sono personaggi con un significato fisso, ma forme simboliche attraverso cui possiamo rappresentare esperienze fondamentali dell’esistenza.
È qui che il dialogo con Astrologia e Tarocchi diventa particolarmente interessante.
Saturno, Marte, Venere o Plutone possono essere osservati non soltanto come pianeti, ma come rappresentazioni simboliche di determinate funzioni ed esperienze umane.
Allo stesso modo, figure come l’Eremita, la Torre, la Papessa, il Matto o la Morte nei Tarocchi possono diventare immagini attraverso cui esplorare passaggi, tensioni e movimenti interiori.
Non perché esista necessariamente una traduzione universale e definitiva di ciascun simbolo.
Ma perché quelle immagini possono offrirci un linguaggio con cui pensare e raccontare ciò che stiamo vivendo.
Due linguaggi, un unico viaggio
Astrologia e Tarocchi possono dialogare proprio perché entrambi utilizzano simboli e archetipi, ma lo fanno da prospettive differenti.
L’Astrologia: la mappa
La carta natale può essere immaginata come una mappa simbolica del nostro paesaggio interiore.
Racconta energie, polarità, risorse e tensioni che possiamo incontrare ed esprimere in modi differenti nel corso della vita.
In una prospettiva umanistica ed evolutiva, la carta non definisce chi siamo una volta per tutte e non stabilisce ciò che necessariamente ci accadrà.
Può invece aiutarci a osservare:
✦ talenti e risorse
✦ bisogni e conflitti interiori
✦ schemi ricorrenti
✦ dinamiche relazionali
✦ fasi e cicli della vita
✦ possibili direzioni di crescita
La mappa mostra il territorio.
Non decide come lo attraverseremo.
Per questo l’Astrologia Evolutiva non viene utilizzata per consegnare un destino, ma per aumentare la consapevolezza con cui possiamo muoverci al suo interno.
I Tarocchi: la torcia
Se l’Astrologia offre una visione più ampia del paesaggio, i Tarocchi possono essere immaginati come una torcia puntata sul tratto di sentiero che stiamo percorrendo adesso.
Le loro immagini permettono di lavorare su una domanda, una situazione, una relazione, una scelta o un passaggio specifico.
In una lettura evolutiva, le carte non vengono utilizzate per chiedere:
“Che cosa mi succederà?”
ma, per esempio:
“Che cosa non sto vedendo in questa situazione?”
“Quale dinamica sto mettendo in atto?”
“Di che cosa ho bisogno?”
“Quali possibilità non sto considerando?”
Una carta diventa così uno stimolo attraverso cui osservare il presente.
Può aiutarci a fare chiarezza, riconoscere emozioni e bisogni, cambiare prospettiva o entrare in contatto con parti di noi che stavano rimanendo ai margini della coscienza.
Ogni carta diventa una porta: non necessariamente verso ciò che accadrà, ma verso ciò che chiede di essere visto.
Quando Astrologia e Tarocchi dialogano
Mappa e torcia svolgono funzioni differenti.
Ed è proprio per questo che possono diventare complementari.
L’Astrologia può mostrare un tema ricorrente nella nostra storia.
I Tarocchi possono aiutarci a esplorare come quel tema si sta manifestando proprio adesso.
La carta natale può mettere in evidenza una determinata dinamica relazionale.
Una lettura dei Tarocchi può aprire domande su ciò che sta accadendo nella relazione che stiamo vivendo.
L’Astrologia può raccontare un periodo di trasformazione.
I Tarocchi possono illuminare il modo in cui stiamo attraversando quel passaggio.
Una offre una visione più ampia.
L’altra avvicina lo sguardo.
Ma entrambe possono condurre alla stessa domanda:
“Che cosa sta cercando di diventare consapevole?”
Dal simbolo all’esperienza
Comprendere qualcosa, però, non significa necessariamente averlo integrato.
Possiamo avere un’intuizione molto chiara durante una lettura e perderla pochi giorni dopo.
Possiamo riconoscere uno schema e continuare comunque a ripeterlo.
Per questo, nel mio modo di lavorare, Astrologia e Tarocchi possono dialogare con altri strumenti di esplorazione.
Scrittura Introspettiva e Journaling: raccogliere le tracce
Scrivere permette di rallentare.
Un’intuizione che nella mente appare per pochi secondi può essere fermata sulla pagina, osservata, approfondita e ripresa nel tempo.
La Scrittura Introspettiva e il Journaling diventano così il luogo in cui raccogliere le tracce del viaggio.
Domande, associazioni, parole, resistenze, immagini ed emozioni possono trovare una forma.
E ciò che inizialmente era soltanto una sensazione può progressivamente diventare più leggibile.
Rappresentazioni Simboliche: dare forma a ciò che è dentro
A volte, invece, le parole non bastano.
Possiamo allora utilizzare oggetti, immagini ed elementi naturali per rappresentare nello spazio ciò che stiamo vivendo interiormente.
Una pietra può diventare un ostacolo.
Un ramo può rappresentare un confine.
Una foglia qualcosa che vogliamo lasciare andare.
La distanza tra due elementi può rendere visibile una relazione.
Spostare fisicamente questi oggetti permette talvolta di osservare la situazione da una prospettiva completamente diversa.
Le Rappresentazioni Simboliche non cercano di stabilire una verità nascosta.
Creano uno spazio in cui possiamo vedere fuori di noi qualcosa che fino a quel momento esisteva soltanto dentro di noi.
Una bussola per il proprio bosco interiore
Astrologia, Tarocchi, Scrittura Introspettiva e Rappresentazioni Simboliche utilizzano linguaggi differenti.
Ma possono diventare strumenti complementari dello stesso percorso.
L’Astrologia offre la mappa.
Mostra il paesaggio più ampio, le energie, le tensioni e le possibilità che ci accompagnano.
I Tarocchi sono la torcia.
Illuminano il tratto di sentiero che stiamo percorrendo e ciò che, nel presente, chiede attenzione.
La Scrittura Introspettiva e il Journaling raccolgono le tracce del viaggio.
Permettono di dare forma, significato e continuità a ciò che emerge lungo il cammino.
Le Rappresentazioni Simboliche permettono di disporre il paesaggio davanti ai nostri occhi.
Rendono visibili relazioni, distanze, ostacoli e possibilità di movimento che prima potevano essere difficili da riconoscere.
Nessuno di questi strumenti decide dove dobbiamo andare.
Possono però aiutarci a vedere meglio dove siamo.
Perché esplorare il proprio mondo interiore non significa trovare una risposta definitiva su chi siamo.
Significa imparare a riconoscere i simboli, le tracce e i sentieri che attraversano il nostro bosco interiore.
E, da lì, scegliere con maggiore consapevolezza quale direzione prendere.